Tranquillanti per ansia: la Collera e le Terapie non efficaci

Benvenuti in questo articolo di ansia rimedi, siccome in questo testo citerò il termine”terapie” e tranquillanti per ansia e altri sinonimi ci tengo a fare alcune precisazioni.

Per chi non lo avesse capito, che non sono medico ne psicologo ne altro, ho sofferto di ansia per lungo tempo e mi piace raccontare la mia esperienza e quello che ho fatto, indipendentemente dalla medicina e la cosiddetta”scienza” per uscirne.

Perdonate l’inciso ma mi sembrava doveroso.

Tranquillanti per ansia: e altri metodi conosciuti.

Gran parte delle terapie che usano tranquillanti per ansia, provate senza successo, o con risultati irrilevanti possono essere fonte di preoccupazione e delusione.

Infatti non solo aumentano il senso di impotenza e di sconforto, ma degenerano in rabbia nei confronti della professione medica: talvolta spingendo addirittura ad allontanarsi da ulteriori aiuti.

Prima di addentrarci nei motivi per cui le varie cure e ansia rimedi  non sono stati così efficaci come avrebbero dovuto essere, ci soffermeremo brevemente sul problema della collera.

Comprendere la collera quando si è in cerca di rimedi per l’ansia.

In molti casi la collera è più che giustificata, tuttavia dobbiamo capire perché non abbiamo ottenuto l’aiuto necessario. Inoltre, dobbiamo fare attenzione affinchè questi sentimenti negativi non ci impediscano di cercare ulteriore aiuto.

Possiamo essere arrabbiati per la generale mancanza di conoscenze specifiche, l’assenza di nozioni mirate sui disturbi d’ansia o per non aver ricevuto tempestivamente diagnosi e cure efficaci. Molti che ne hanno sofferto per anni si sentono incompleti per la perdita di legami familiari, amici o lavoro.

C’è anche rabbia perché l’ignoranza diffusa riguardo la materia ha rafforzato miti e false leggende che circondano questi disturbi, ripetendo a noi stesse innumerevoli e dannose falsità, e si finisce con il pensare che non ci sforziamo abbastanza, che il proprio carattere è troppo debole, e che non si sarà mai in grado di guarire veramente. Dobbiamo invece cercare di capire perché non abbiamo goduto di un’adeguata assistenza oppure perché essa è ancora così limitata.

La classificazione dei disturbi di panico.

Come ho detto all’inizio, i disturbi da panico sono stati classificati separatamente solo dal 1980 ed è stato solo in questi ultimi anni che i ricercatori si sono resi conto delle possibili, gravi menomazioni associate.

Finora l’ignoranza della patologia e la mancanza di cure non è stata colpa di nessuno: la società in generale non è tuttora consapevole della portata totale delle conseguenze derivanti da questi disturbi. Alcuni convivono con tali disagi da anni, ma a causa della scarsa informazione provano troppa vergogna e umiliazione per parlarne chiaramente: questo è un errore gravissimo.

Il bisogno della perfezione costituisce un grave ostacolo alla guarigione: molti avevano un’immagine perfetta prima di accusare questi disturbi e, malgrado necessitino di aiuti, cercano comunque di fingere che quest’immagine sia ancora stabile.

In passato l’obiettivo era il perfetto coniuge, il perfetto genitore, il perfetto dipendente o principale, mentre ora si è semplicemente il “perfetto paziente”.

Ammettere e discutere dei propri problemi ci espone alla propria vergogna e all’altrui ingiuria (solo in apparenza), e questo spinge ad evitare qualsiasi tentativo.

Dire la verità al medico è la cosa migliore.

Il più delle volte non esponiamo al medico o terapeuta tutto quello che stiamo provando, compresi pensieri di suicidio, tuttavia non potremo mai ricevere l’aiuto di cui abbiamo bisogno.

Se non ci apriamo completamente con onestà. Anche se siamo molto aperti, il nostro bisogno di essere perfetti nasconde un disagio interiore, quello di non essere all’altezza.

Molti accettano cure inadeguate anche con tranquillanti per ansia, perché si sentono inadeguati; sentono di non avere diritto di lamentarsi,ma poi vanno in collera per non aver ricevuto l’aiuto necessario.

In qualche caso ci può essere un malinteso nell’atteggiamento verso il medico, il terapeuta o verso la famiglia: sebbene ci lamentiamo privatamente, continuiamo a tornarci perché non vogliamo deluderli. Talvolta i membri della famiglia possono avere un senso di lealtà verso il terapeuta superiore al nostro e farci pressione per non cambiare, continuando così una cura che può essere di poca utilità. È il senso di inadeguatezza che impedisce qualsiasi miglioramento e spinge a chiudersi ulteriormente.

IL NOSTRO SILENZIO

Non solo conviviamo con la paura di disturbi, ma anche con quella che gli altri vengano a saperlo. Molti vivono in silenzio per il timore che amici, familiari o colleghi lo scoprano e questo silenzio può durare anche molti anni. Cominciando a capire la natura dei disturbi alcuni si rendono conto che anche uno dei genitori o altri componenti della famiglia ne hanno sofferto in passato. E talvolta, purtroppo, quando genitori o altri familiari si sono resi conto che disturbi cominciavano a colpire la generazione successiva, sono rimasti in silenzio, esattamente come molti fanno tuttora. Occorre assolutamente interrompere questo silenzio. I disturbi d’ansia colpiscono direttamente 2 milioni di persone e indirettamente famiglie, amici,  datori di lavoro e buona parte della società. Tutti insieme disponiamo di una grande voce, in grado di contribuire ad accelerare i cambiamenti indispensabili nel sistema sanitario.

COSA POSSIAMO FARE

La rabbia può essere usata in modo positivo e costruttivo. Se dirigiamo la nostra collera contro i disturbi invece che contro noi stessi, questo può accelerare la guarigione, ma ne parleremo meglio più avanti.

Possiamo sfruttare la nostra rabbia per contribuire a cambiare il sistema sanitario.

Se siamo completamente aperti nei confronti del nostro medico/ terapeuta, e quest’ultimo non sa o non vuole capire, possiamo cercare qualcun altro che lo faccia; in passato non era così facile, ma la situazione sta cambiando e continuerà a cambiare se viene fatta valere la propria voce.

Anche evitando di parlare direttamente con datori di lavoro e amici, ci sono molti altri mezzi a propria disposizione: scrivere lettere ai gruppi dirigenti delle varie professioni mediche, alle autorità locali, o agli enti per il diritto del malato( ansia e panico sono considerate malattie).

Vi sono poi le organizzazioni locali e di volontariato che possono fornire assistenza e sostegno: come individui appare più difficile, ma in gruppo si può fare molto.

La cosa più importante è che la nostra rabbia non ci impedisca di cercare aiuto.

Spingendoci invece a capire perché le terapie non hanno funzionato e come potranno funzionare in futuro.

LE TERAPIE COME ANSIA RIMEDI

Molti di noi passano da una terapia all’altra solo per finire al punto di partenza ; anche se gli attacchi di panico possono diminuire per un certo periodo, poi ritornano, talvolta peggio di prima. Per quante terapie possiamo aver provato, la generale non comprensione del problema porta a non sapere come gestire noi stessi e i relativi disturbi.

I trattamenti non solo non insegnano tecniche di controllo adeguate, ma di norma si concentrano su un particolare aspetto.

Il disturbo e la sua condizione secondaria devono essere trattati insieme e non separatamente.

È importante capire che, sebbene diverse terapie non abbiano funzionato singolarmente, con un’azione congiunta possono diventare strumenti di cura e guarigione molto potenti.

I tranquillanti per i disturbi d’ansia.

I farmaci cosiddetti “tranquillanti”, hanno costituito una delle prime difese contro gli attacchi di panico all’ansia.

In molti casi è stata l’unica forma di trattamento applicata.

Tuttavia anche se fossero disponibili dei tranquillanti per ansia miracolosi per la cura degli attacchi di ansia panico mi chiedo quanti sarebbero disposti ad assumerlo in maniera permanente.

Dopo tutto quello che ho sentito in tanti anni sulla profonda avversione della gente riguardo l’assunzione di farmaci, non credo che sarebbe una soluzione largamente approvata.

Sensibilità sospette dopo l’uso di prodotti.

Le persone con disturbi d’ansia dicono di essere state sensibili non solo alla luce e ai suoni, ma in tutto i loro sensi. Non è raro che gli individui affetti da disturbi di panico sviluppino allergie che prima non avevano.

 

Questa sensibilità può essere piuttosto acuta, quindi è opportuno tenerlo presente quando si tratta di assumere farmaci, compresi i prodotti da banco o di erboristeria.

Sebbene i tranquillanti siano stati tra i primi esempi di difesa contro l’ansia, esiste una  polemica sul loro uso.

Infatti molte persone la cura di alcuni disturbi d’ansia cercano alternative verso un graduale abbandono di questi prodotti.

L’attuale tendenza è di non prescrivere tranquillanti per tali disturbi e, semmai, solo per periodi dalle due alle quattro settimane.

Anche se ciò abbassa il rischio di assuefazione, non risolve il problema iniziale con l’ansia, che consiste nella scarsa comprensione del fenomeno e limitati mezzi di trattamento e sostegno. Tutti sappiamo che vengono compilate ogni anno milioni di ricette per tranquillanti.

Questo fatto da solo avrebbe dovuto enfatizzare il problema e sensibilizzare la gente, ma così non è stato. Urge l’insegnamento di tecniche di autogestione fin dal principio, così da poter controllare i propri disturbi sul nascere.

Coloro che hanno assunto tranquillanti per un lungo periodo sono in una situazione simile: anche se ci sono programmi di di stupefazione, l’assistenza è limitata. Attraverso le tecniche di autogestione l’assuefazione può essere cancellata gradualmente e con successo.

tranquillanti per ansia

GLI ANTIDEPRESSIVI

Gli antidepressivi sono ora in largo uso nel trattamento dei disturbi da panico-agorafobia.

Essi rivelano un buon indice di successo nel contenere ansia e attacchi di panico.

Malgrado gli antidepressivi siano molto importanti nel controllo della depressione reattiva, non insegnano comunque, a parere mio,  le necessarie tecniche per l’autogestione.

Quando si usano farmaci non si dovrebbero associare anche altre terapie. Siccome la maggior parte delle persone non ama assumere medicine, capita spesso che ci si limiti a smettere di punto in bianco. Le conseguenze possono essere gravi: smettere di prendere farmaci di qualsiasi tipo dovrebbe essere fatto con controllo medico.

LA DIS-ASSUEFAZIONE

Interrompere le cure a base di medicinali, compresi gli antidepressivi, può comportare un ritorno ad alti livelli di ansia e attacchi di panico.

Alcune persone i possono provocare altri sintomi di disassuefazione: dev’essere fatto sotto controllo medico. Si è scoperto (ed è stato ampiamente dimostrato) che le tecniche comportamentali e cognitive sono utili nell’adulto per la disassuefazione da tranquillanti. Molte organizzazioni di sostegno possono aiutare in questa fase della cura ma ricordate che l’interruzione deve comunque godere sempre del controllo medico. Le medicine, sotto qualsiasi forma, ci sottraggono controllo.

Considerando che, se in alcuni casi sono indispensabili a breve termine, non sostituiscono mai una risposta nel lungo termine.

Ultimo aggiornamento:20 Aprile, 2018

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